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Soccorso Alpino Ecco un' utile guida su come comportarsi in montagna nei vari casi di infortunio.

Cristina, un'alpinista vicentina PDF Stampa E-mail

Il racconto della spedizione sul Broad Peak nel sito di Cristina Castagna si interrompe al 16 luglio, mentre attendevano una possibile apertura di una finestra di bel tempo per poter affrontare la vetta.

E’ salita poi sulla cima il 18 luglio, con Giampaolo Casarotto, realizzando il suo quinto Ottomila, ma durante la discesa Cristina è scivolata e precipitata, morendo nella caduta. Il 12 luglio, pochi giorni prima, Cristina scrive “Ciao a tutti sono El Grio dal campo base del K2 dove sono venuta a trovare Gerlinde e a sentire un po’ come sono le previsioni.

Io e Gandalf il 6 e 7 Luglio abbiamo passato un po’di tempo al Campo 2 a 6300 metri.....

Dopo le nevicate è arrivato il vento molto forte 100 km/h a 8000 m, sembra quindi difficile al momento salire, speriamo che nei prossimi giorni cali, ci sono buone speranze che questo accada.Dal campo 3 a 7100 al colle a 7800 m c’è un traverso dove si raccoglie molta neve quindi è difficile salire dal colle in poi, in cresta la situazione è migliore e si procede più veloce.

Noi non ci arrendiamo di certo abbiamo ancora un po’ di tempo e la pazienza non manca.Chi l’ha dura la vince.La Cima è lì che ci guarda severa e ci fa capire ancora una volta che non esistono 8000 semplici esistono solo condizioni più o meno buone per la scalata”.  

Cristina si distingue per le sue capacità fisiche e tecniche, la determinazione, la giovane età, la grande passione per l’alta quota. Ha trentuno anni e una significativa storia alpinistica già alle spalle.

Inizia molto giovane a scalare vette impegnative. Nel 2003, dopo aver assaggiato vari Quattromila sulle Alpi, sale a ventisei anni l'Aconcagua in Argentina, la cima piĂą alta del Sud America, 6962 m.

Nello stesso anno compie un tentativo all'Everest, arrestandosi a 7800 m. Da questo momento in poi ogni anno tenta un nuovo Ottomila.

Nel 2004 arriva in vetta alla cima centrale dello Shisha Panama: ha ventisette anni ed è la più giovane donna italiana ad aver raggiunto un 8000 e la prima vicentina a oltrepassare questo limite.

Nel 2005 sale sulla cima del Gasherbrum II in Pakistan.

 

L’anno successivo tenta il Lhotse, ma è costretta a fermarsi a 8100 m per il freddo ai piedi. Riporta un congelamento di 2° grado, che non avrà conseguenze.

Nel 2007 affronta per la prima volta, anche logisticamente, una spedizione con un solo compagno, Giampaolo Casarotto e riesce a conquistare la vetta del Dhaulagiri.

 

Ne è molto fiera, chiama quella “Una spedizione in due”.

 

Il 2008 è ancora un anno fortunato e, sempre con Giampaolo Casarotto, arriva in vetta al Makalu, chiamato dai tibetani “Il Grande Nero” per le sue rocce scure. E’ la prima donna italiana ad accedere alla cima della quinta montagna più alta del mondo, 8462 m, senza l’uso di bombole di ossigeno.

 

Da un telefono satellitare dice: “Ciao sono Cristina Castagna, ti chiamo per dirti che ieri mattina ho raggiunto la cima del Makalu e sono la prima donna italiana ad averlo fatto”.Quest’anno, 2009, sale in vetta al Broad Peak, 8047 m, il suo quinto Ottomila, da dove poi lei e Giampaolo sarebbero dovuti proseguire per la vetta del Gasherbrum I (8.068 m). Ma il suo progetto si è interrotto.

 In pochi anni questa ragazza minuta e forte ha realizzato con costanza le sue salite, allenandosi strenuamente ogni giorno. Cinquanta chili e 163 cm di forza, resistenza e volontà. Imprese compiute nonostante lavorasse a tempo pieno come infermiera di Pronto Soccorso. Tutto il suo tempo libero era dedicato all’allenamento: scialpinismo, ghiaccio, arrampicata, ma anche corsa, nuoto, bici.

Definiva la palestra la sua seconda casa. Salendo l’Aconcagua, la sua prima spedizione, aveva incontrato alcuni alpinisti che stavano scendendo senza aver raggiunto la cima. Parlavano di una “porta del vento”, un passaggio dopo il quale a tratti bisognava camminare a carponi per il vento fortissimo.

Nel suo diario scrive: “Io sono fiduciosa, o meglio sono fermamente decisa ad arrivare in vetta, ho un gran mal di testa, prendo un antidolorifico e proseguo, l'ultimo tratto rimango sola ma vedo la cima. Arrivo in vetta alle 18”.Cristina è determinata, tenace, non è una che molla. Ed è consapevole di quello che va facendo.

Della salita all’Everest nel 2003 dice “Questa spedizione mi ha insegnato che l'Himalaya non perdona, è un ambiente indomito dove ogni piccolo errore diventa enorme, dove la forza va dosata come nettare prezioso, la fretta qui è davvero nemica dell'uomo… e della donna naturalmente!!!”

 

Un ambiente, quello dell’alta quota, che Cristina amava moltissimo e per il quale era disposta a rischiare.

 

Cristina, una vera alpinista.

 

Sabina Bollori

per la Sezione CAI “Gino Soldà” Recoaro Terme, Vicenza